La Perquisizione

Ormai ero nel libro degli indagati. Le due tecniche avevano richiesto permesso di effettuare un sopralluogo. Era stata concessa l’autorizzazione e ora, giustamente, il Procuratore dopo due anni di silenzio da parte del Comune pretendeva una risposta. (fig.82)

Era vero o no che avevo operato un abuso edilizio grave su edificio vincolato? Era questo che avevano dichiarato dall’ufficio tecnico del Comune. Era questo che voleva sapere il Procuratore. Era vero o no?

In Comune sono in agitazione, devono rispondere entro cinque giorni al Procuratore. (da fig.83 a 89) Immediatamente, la Giunta delibera unanime  l’incarico di richiesta di supporto tecnico per rilievo dell’immobile della Fontana del Papa. (fig. 84)

Il 24 febbraio 2006 arrivano in sette, tutti pagati dal Comune, il geometra incaricato con tre aiutanti, attrezzati di varia strumentazione adatta al compito assegnato: distanziometro portatile della ditta Leica tipo disto Classic, stazione totale TOPCON GPT 6005 matricola Wv0834 senza l’ausilio di prisma riflettente, scrivono nel verbale. Le misurazioni stavolta dovevano essere precisissime.

Ci sono poi tre Vigili urbani, e l’architetto del Comune. (fig.93)

Nel salone il camino era acceso e tutte le stanze in ordine. Non trovo parola migliore per descrivere quella spedizione che “perquisizione”. Una vergognosa perquisizione!

Non ricordo i loro sguardi, piuttosto preferivano non guardarmi negli occhi, le spalle erano basse procedevano senza parlare, forse qualcuno di loro si vergognava pure di essere lì! E avevano ragione a provare imbarazzo! Ne provavo tanto per loro e per me.

……………………. quella situazione di cui ci  vergognavamo profondamente………………Misuravano ogni angolo, ripiano, alzata e fuori squadro. L’architetto fotografava ogni angolo, ogni stanza ogni bagno, tutto.  Era disgustoso vederli entrare in tutte le stanze senza chiedere nessun permesso, ……………

Erano  estranei, perfetti sconosciuti, che però avevano facoltà piena e legale di spostare letti e mobili ………….. Si rendevano conto di quanto male erano stati capaci di fare? In qualcosa erano riusciti perfettamente.  Offendere la nostra dignità fin nel più profondo………………….. Impotenza,  rabbia, risentimento, un rancore profondo ……..

…………………….. Nel pomeriggio, i sette “misuratori”, fuori sotto una pioggia battente continuavano a riprendere misure con ogni strumento e a far foto. La relazione prodotta era stata inviata al Sostituto Procuratore che altro non poté fare che rinviarmi a giudizio. Non potendo cambiare i numeri visto che non c’erano rialzi abusivi, nè tantomeno su edificio vincolato avevano relazionato un grave “Cambio di destinazione d’uso” di quasi tutta casa. La stalla che un tempo ospitava i somari era diventata la cucina, il pollaio la caldaia. (Fig.. 92)

Effettivamente quando avevano costruito tre, quattro secoli fa’ come potevano pensare che sarebbero esistite le caldaie, i bagni? Chissà se a quell’epoca si servivano del piano regolatore..

Incredibile, con  l’ultimo sopralluogo ero stata  accusata di cambio di destinazione d’uso, in altre parole colpevoli di aver  recuperato un rudere e abitarci. ….

……………

Il 26 Aprile 2006 sono rinviata a giudizio e le persone offese sono: il Comune di Tolfa nella persona del Sindaco e la Soprintendenza ai Beni culturali ed Ambientali per il Lazio (Fig..96-97-98)

Non c’erano più parole. Difendersi era per noi un imbrogliarsi continuo. Non c’era né più un inizio né più una fine. Da che parte incominciare. Gridiamo ma non abbiamo più voce. Era pesante spiegare tutto in poco tempo, la nostra credibilità era compromessa.

Un giorno chiamo un politico dell’opposizione, l’unica risposta che seppe darmi fu: ” ma sai queste sono faccende e interessi privati, non posso proprio farci nulla“.

……..

Il 24 febbraio 2006 è stata una delle date che difficilmente dimenticheremo. Era una giornata cupa, piovosa e fredda. Il potere è potere. Con il potere, si può disporre di distruggere e decidere la vita altrui.

Tale situazione, comunque mi ha obbligato all’ingiusta restituzione fondi europei e fondi legge 215/92 “Azioni Positive per l’Imprenditoria Femminile” Circa 50,000 euro per progetti portati comunque a compimento ma non sanati perché gravati da un’accusa pesante come l’abuso edilizio su edificio sottoposto a vincolo di tutela architettonico. Quei soldi erano di diritto nostri eppure li abbiamo dovuti restituire, euro dopo euro, tutto insieme e in una sola volta. (da fig.125 a fig.131)

fig - 121fig - 129

Il progetto era stato portato a termine correttamente. Le spese corrispondevano tutte …ma il procedimento aperto, l’essere iscritta sul libro degli indagati prima con l’accusa di abuso edilizio su edificio vincolato, rinviata a giudizio e penalmente poi con l’accusa di cambio di destinazione, non mi permetteva di dare avvio ad alcuna attività lavorativa.

Pendevamo in un limbo, casa non era casa ma non era neanche un fabbricato rurale.. il progetto agrituristico non poteva partire…

In tribunale andavo al primo processo tre giorni prima di Natale del 2006 ……Uno stillicidio di paura, di soldi buttati per ogni processo, sono 3000 euro e poco più e un aggiornamento alla prossima data.

Un giorno di aprile del 2007 qualcuno mi fa sapere che questa storia deve finire, forse è andata troppo oltre i limiti del chiacchiericcio di piazza…..

…………………. Il casale non ha nessun vincolo di tutela. Ormai è chiaro…………………………………..Intanto il processo penale va avanti, o meglio rinviato a nuova data, non riusciamo a vedere la fine, qualcosa non è chiaro, i dubbi sul “come” gli avvocati mi difendono sono sempre più forti. Perché non depositano i documenti che mi porterebbero a risolvere e chiudere il problema penale, la concessione in sanatoria e la relazione dell’architetto a mia difesa?

Nell’inverno del 2008 inizio a cercare contatti per trovare un nuovo legale, attraverso internet conosco un’avvocata di Genova.

L’avv. è giovane, “pulita”, ha pazienza, legge tutte le carte, circa 270 documenti che nel frattempo ho pubblicato su un sito internet. L’avvocata immediatamente mette a fuoco la situazione … di lì a un mese scadranno i termini per la richiesta di danni, siamo appena in tempo. Una mattina di giugno del 2008 prendo il treno e parto per Genova, il pomeriggio stesso l’avvocata invia la richiesta stragiudiziale di risarcimento danni a chi ha dichiarato il falso e al sindaco pro tempore. Ce l’abbiamo fatta, abbiamo interrotto i tempi. (fig.104)

A settembre del 2008 l’avv. viene in Tribunale, deposita gli atti e la vicenda penale a mio carico si chiude. E’ l’ultimo processo. (Fig.. 102) E forse capisco anche perché non avevano fino a quel momento depositato gli atti ..la prescrizione per la richiesta dei danni, forse?

……

Alla richiesta di danni nessuno ha mai risposto.  E’ arrivato invece un invito al silenzio!!!

Mi sono fermata ho continuato a lavorare. Troppo dolore …………Nessuno si esprime più. Nessuno ha mai replicato.

Professionisti, amministratori che hanno dimostrato di saper fare del male, di esserne pienamente capaci, di averne la faccia e di sapere come governare. Hanno saputo ferire, messo in pericolo la nostra stessa vita, hanno negato a dei ragazzi la serenità.  A piene mani hanno caricato di dolore  le loro giovani vite, tolto loro il padre e distrutto i giorni dell’innocenza, la parte più bella della loro vita.