Il Tessitore

di assuntinantonacci

Siccome la presa in giro della Delibera pareva essere andata a buon fine, avevano deciso di anticiparmi la notizia della demolizione, forse per vedere l’effetto che fa e in anteprima e soprattutto, dal vivo…

Mi convocano in Comune. Lo stato d’animo era di chi non capisce, di chi ignaro sta  iniziando a mettere la testa sotto la lama tagliente della ghigliottina e non la vede.  Stavo per essere buttata in un pozzo e neanche lo immaginavo. La delibera, per sanare abusi altrui era del giorno precedente e ancora non avevamo ben assimilato le sequenze di quelle giornate. Loro dovevano procedere, dovevano andare avanti. Arrivo al Comune entro nella stanza erano già tutti li, tre quarti della Giunta e un architetto.

Questo inizia lentamente a parlare, il tono era sicuro, dei presenti era il più alto, pieno di sé, del suo saper far fare le mosse alle sue pedine, insomma la testa. Le parole uscivano e volutamente trattenute  a privare quelle frasi che contenevano una parola assurda e pesante. Ghirigori di lemmi scivolate nel silenzio, sfuggente lo sguardo verso la giunta, mi appunta di tanto in tanto. . avvertivo però un sottile a tagliente piacere fuoriuscire dalla pelle un poco untuosa del comiziante. La distruzione, lo smembramento di tutti i tetti e la demolizione di uno, due e tre metri di muro. Insomma mi stava dicendo che dovevo demolire casa!

L’espressione, controllata, era sulla scena “Ora, purtroppo, dobbiamo procedere con un’altra Ordinanza, perché la legge...” e giù un ciarlare forbito e vizioso che non seguivo. Pareva di essere  a teatro! Un incubo da cui pensavo non essere io la protagonista, sbalordita e ormai anche confusa, osservavo l’oratore e gli altri presenti.

C’era da ridere e assurdamente soltanto io ridevo, gli altri erano seri, fermi, la truppa di scena forse conosceva il finale, forse alcuni non conoscevano l’inizio, ma il piacere di avere sotto punta di spada la preda li travolgeva, l’adrenalina sazia l’ubriacatura di potere, la lama entra lentamente con le parole dell’architetto, loro erano fuori dal mio sogno angoscioso.

Il forte  e decadente gladiatore sta per finire la sua vita, vedono il volo libero verso la terra che non l’avrebbe abbracciato ma inghiottito! Un piacere sordo e atavico. La punizione, il sangue, la paura e la fine. Il potere di decidere la vita e la morte, piacere viscerale di menti stordite da un poter effimero, espressioni complici e distanti. Gli applausi non li sentivo, il consenso era nell’ impassibilità il compiacimento pieno e totale verso l’eccelso dicitore sul finire del suo eloquio.

Di lì a poco, io avrei iniziato a piangere e tanto. Li osservo, la mia testa la sento vuota! Non so rispondere. Tre quarti della Giunta si sforza nel mostrare un apparente compassione ma un’ impercettibile appagamento trapela dalle loro bocche serrate, dagli occhi diventati fessure imperscrutabili .

Qualcuno aveva deciso e loro, stavano eseguendo un atto.

Chi aveva iniziato questo disegno? Chi era il tessitore?

Chi aveva studiato come procedere contro di noi e metterci in mezzo ad una strada?

Chi voleva la Fontana del Papa?

Non trovo più il filo logico per replicare. E davvero ridacchiando, mi alzo dalla sedia, sento il bisogno di uscire, dico forse più a me stessa “… ne scriverò un libro… si per la vergogna ne scriverò una storia Mi volete far demolire l’unico casale bello che c’è nelle campagne di Tolfa, Eh Sindaco tu che dici?” Li guardai tutti, uno a uno, volsi le spalle, me ne andai.

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I documenti pubblicati sono presso il Comune di Tolfa e presso la Procura di Civitavecchia.

Il libro corredato da  circa 150  documenti è reperibile a Tolfa, Allumiere. A Viterbo presso il Museo Colle del Duomo.  A Santa Marinella Libreria “Il filo di Sofia”. Edicola della Stazione ferroviaria di Civitavecchia. A Oriolo Romano “La Matita” e Manziana  edicola vicino alla scuola elementare

Il libro è stato pubblicato a totale ed esclusico carico dei costi dall’autore

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