la fontana del papa

per chi osa sognare

Mese: ottobre, 2012

2003 Procedimenti Mentali e accurati studi

“Procedimenti mentali, e studi accurati delle normative vigenti” proprio così. (fig. 46)

Dopo quell’ordinanza di demolizione non pensavo ad altro che a scrivere, e inizio a mandare note a un numero infinito di gente, politici di fama, associazioni di donne, commissioni europee. Quasi nessuno ha mai risposto, eccetto la commissione e il difensore civico europeo che m’informava riguardo la non competenza a procedere.

………..una donna  risponde ….. Non ci posso credere. Vuole capire e un giorno viene a trovarci. Legge le carte. “Non è possibile. Non è possibile” mormorava scorrendo i fogli.

Uno spiraglio, una luce, qualcuno finalmente ci ascolta. Qualcuno che vuole capire. Una Donna.

Al Comune invece si divertono col pennarello rosso e blu. (fig. 39-40)

in questa cartellina erano inseriti i miei documenti

Infine che male c’è, sono tutti giovani. Procedono con le comunicazioni in Procura, le accuse vanno sempre più aggravandosi.

Un amico avvocato mi consiglia di richiedere gli atti propedeutici alle ordinanze, così faccio (fig. 45) L’architetta e l’ingegnera rispondono subito “Procedimenti mentali e accurati studi – tali atti non sono trasferibili.” (fig. 46)

Leggiamo e rileggiamo più volte. Procedimenti mentali? Accurati studi.  “Ma che scrivono?” sarà “procedimenti penali“! macché è proprio “procedimenti mentali

Dispongono di demolire casa e come motivazione, scrivono: procedimenti mentali e accurati studi.

Oltre il danno, pure la beffa. Offendono e ci prendono in giro  in continuazione.

A fine ottobre 2003 due carabinieri arrivano a casa nostra, Andrea che all’epoca aveva 9 anni,  mi chiama: ” mamma ci sono i Carabinieri“, il cuore salta in gola ancora  “Signora non si preoccupi non è nulla, è solo una convocazione!” I due molto gentili, mi consegnano un invito a presentarmi alla locale Caserma dei Carabinieri dove sarò ufficialmente informata di essere indagata per un reato molto grave. (fig. 47)  Come dire, con lo stesso addebito che se avessi demolito il Colosseo e costruito al suo posto tante palazzine.

Il Sostituto Procuratore dopo aver letto “abuso su un edificio vincolato” aveva l’obbligo di procedere all’iscrizione sul libro degli indagati e avviare il procedimento penale a mio carico. Era fatta, ero indagata. Ero formalmente una delinquente. Dovevo solo pensare a difendermi. Dovevo solo pensare a trovare i soldi e tanti per difendermi.

Intanto il vicino campagnolo riscrive al Comune e alla Procura, stavolta usa il pc  (fig. 48)

Ma anche una serie di situazioni incredibili e difficili da raccontare da parte dei funzionari del Comune. In una nota inviata ai redattori del Piano Regolatore, (fig. 50) tentano di correggere la mappa catastale vecchia di anni e anni “ … da un attento esame si è notato che … Il toponimo (Fontana del Papa) nelle tavole di azzonamento del territorio … risulta erroneamente leggermente traslato rispetto a quella che è la sua reale posizione”.

Insomma pretendevano di spostare addirittura le località sulla mappa catastale.

Sconcertante invece quanto viene risposto “..si precisa che la volontà dei progettisti è quella di sottoporre a tutela il fabbricato menzionato, indipendentemente dal posizionamento del cerchio rosso…” (fig.51)

Ma ancor più inquietante quanto scrive il Segretario Comunale. (fig. 56 -80)

Non è possibile. Non è possibile.

Ovviamente di tutte queste note intercorse, noi non ne sapevamo nulla, solo dopo ne verremo a conoscenza

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I documenti pubblicati sono presso il Comune di Tolfa e presso la Procura di Civitavecchia.

Il libro corredato da  circa 150  documenti è reperibile a Tolfa, Allumiere. A Viterbo presso il Museo Colle del Duomo.  A Santa Marinella Libreria “Il filo di Sofia”. Edicola della Stazione ferroviaria di Civitavecchia. A Oriolo Romano “La Matita” e Manziana  edicola vicino alla scuola elementare

Il libro è stato pubblicato a totale ed esclusico carico dei costi dall’autore

Ordinanza di demolizione

Era una giornata luminosa e calda di primo autunno, mi trovavo nell’orto vicino alla fontana quando Giuseppe, il messo comunale, è arrivato. “Mi spiace, davvero, purtroppo devo farlo io, devo notificarti questa roba, che vergogna. Non sarei mai voluto venire.”

Il 3 ottobre 2003, il giorno dopo la delibera di consiglio “per aiutarci” l’Ufficio Tecnico Comunale firma l’Ordinanza di demolizione delle opere ritenute abusive. (fig. 42) Tutti i tetti del Casale della Fontana del Papa, della nostra casa. Qualora non avessimo dato seguito alla demolizione visto  che dichiarano che l’edificio è vincolato, un articolo di legge inserito nell’Ordinanza prevede il passaggio di proprietà della nostra casa e del terreno di pertinenza al Comune di Tolfa che ne avrebbe disposto a piacimento la destinazione, anche la vendita.

Dopo tale disposizione avemmo un solo grande dubbio “Come facciamo? Paghiamo l’avvocato per il ricorso avverso l’Ordinanza o paghiamo le porte?”.

Decidiamo di continuare a lavorare inseguendo quel nostro sogno di portare a casa i nostri figli. Era troppo insensata la storia della demolizione, in Comune si erano sbagliati. Lo dicevano tutti. O meglio, è troppo assurdo, per essere vero. Demolire non era possibile. Me lo dissero pure loro “ Non  penserai davvero di demolire!”

Tutti, Sindaco, vice, assessori ripetono rassicurandoci “ E’ uno sbaglio, si troverà una soluzione.”

State tranquilli, siete in una botte di ferro e poi…. con due cugini in giunta …e chi vi tocca!!!!” Chi disse queste parole sapeva che questo era una garanzia sull’operato e sulla trasparenza e correttezza degli uffici pubblici… a ripensarci…ad un orecchio disattento, come possono dei cugini disinteressarsi della sorte e della vita di un loro stretto congiunto, della sua famiglia, come possono avallare un falso palese?

Continuiamo a lavorare pur avendo due provvedimenti così gravi, la sospensione dei lavori e la demolizione dei tetti.

L’assessore, quello che ci era venuto a trovare a luglio, telefona, torna a trovarci, ci ha fatto un favore dice: “Sono riuscito a far allungare i tempi per la demolizione, 180 giorni. La legge ne impone novanta di giorni. Intanto vediamo se possiamo sistemarvi con l’ufficio tecnico.” Non solo, ci porta anche dei fogli con sopra le leggi che regolano la demolizione. Per ringraziarlo gli regaliamo due buste piene d’insalata che gradisce contento. Più tardi avremmo capito  perché era contento. Non era per l’insalata.

Claudio seduto su un sacco di cemento, appena andato via l’assessore con l’insalata, più a se stesso disse “Non mi fido, non farlo più entrare qui, porta solo malaugurio.. la malasorte esce dalla pelle avvinazzata …m’è parso un prete, caccialo via…”

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I documenti pubblicati sono presso il Comune di Tolfa e presso la Procura di Civitavecchia.

Il libro corredato da  circa 150  documenti è reperibile a Tolfa, Allumiere. A Viterbo presso il Museo Colle del Duomo.  A Santa Marinella Libreria “Il filo di Sofia”. Edicola della Stazione ferroviaria di Civitavecchia. A Oriolo Romano “La Matita” e Manziana  edicola vicino alla scuola elementare

Il libro è stato pubblicato a totale ed esclusico carico dei costi dall’autore

Il Tessitore

Siccome la presa in giro della Delibera pareva essere andata a buon fine, avevano deciso di anticiparmi la notizia della demolizione, forse per vedere l’effetto che fa e in anteprima e soprattutto, dal vivo…

Mi convocano in Comune. Lo stato d’animo era di chi non capisce, di chi ignaro sta  iniziando a mettere la testa sotto la lama tagliente della ghigliottina e non la vede.  Stavo per essere buttata in un pozzo e neanche lo immaginavo. La delibera, per sanare abusi altrui era del giorno precedente e ancora non avevamo ben assimilato le sequenze di quelle giornate. Loro dovevano procedere, dovevano andare avanti. Arrivo al Comune entro nella stanza erano già tutti li, tre quarti della Giunta e un architetto.

Questo inizia lentamente a parlare, il tono era sicuro, dei presenti era il più alto, pieno di sé, del suo saper far fare le mosse alle sue pedine, insomma la testa. Le parole uscivano e volutamente trattenute  a privare quelle frasi che contenevano una parola assurda e pesante. Ghirigori di lemmi scivolate nel silenzio, sfuggente lo sguardo verso la giunta, mi appunta di tanto in tanto. . avvertivo però un sottile a tagliente piacere fuoriuscire dalla pelle un poco untuosa del comiziante. La distruzione, lo smembramento di tutti i tetti e la demolizione di uno, due e tre metri di muro. Insomma mi stava dicendo che dovevo demolire casa!

L’espressione, controllata, era sulla scena “Ora, purtroppo, dobbiamo procedere con un’altra Ordinanza, perché la legge...” e giù un ciarlare forbito e vizioso che non seguivo. Pareva di essere  a teatro! Un incubo da cui pensavo non essere io la protagonista, sbalordita e ormai anche confusa, osservavo l’oratore e gli altri presenti.

C’era da ridere e assurdamente soltanto io ridevo, gli altri erano seri, fermi, la truppa di scena forse conosceva il finale, forse alcuni non conoscevano l’inizio, ma il piacere di avere sotto punta di spada la preda li travolgeva, l’adrenalina sazia l’ubriacatura di potere, la lama entra lentamente con le parole dell’architetto, loro erano fuori dal mio sogno angoscioso.

Il forte  e decadente gladiatore sta per finire la sua vita, vedono il volo libero verso la terra che non l’avrebbe abbracciato ma inghiottito! Un piacere sordo e atavico. La punizione, il sangue, la paura e la fine. Il potere di decidere la vita e la morte, piacere viscerale di menti stordite da un poter effimero, espressioni complici e distanti. Gli applausi non li sentivo, il consenso era nell’ impassibilità il compiacimento pieno e totale verso l’eccelso dicitore sul finire del suo eloquio.

Di lì a poco, io avrei iniziato a piangere e tanto. Li osservo, la mia testa la sento vuota! Non so rispondere. Tre quarti della Giunta si sforza nel mostrare un apparente compassione ma un’ impercettibile appagamento trapela dalle loro bocche serrate, dagli occhi diventati fessure imperscrutabili .

Qualcuno aveva deciso e loro, stavano eseguendo un atto.

Chi aveva iniziato questo disegno? Chi era il tessitore?

Chi aveva studiato come procedere contro di noi e metterci in mezzo ad una strada?

Chi voleva la Fontana del Papa?

Non trovo più il filo logico per replicare. E davvero ridacchiando, mi alzo dalla sedia, sento il bisogno di uscire, dico forse più a me stessa “… ne scriverò un libro… si per la vergogna ne scriverò una storia Mi volete far demolire l’unico casale bello che c’è nelle campagne di Tolfa, Eh Sindaco tu che dici?” Li guardai tutti, uno a uno, volsi le spalle, me ne andai.

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I documenti pubblicati sono presso il Comune di Tolfa e presso la Procura di Civitavecchia.

Il libro corredato da  circa 150  documenti è reperibile a Tolfa, Allumiere. A Viterbo presso il Museo Colle del Duomo.  A Santa Marinella Libreria “Il filo di Sofia”. Edicola della Stazione ferroviaria di Civitavecchia. A Oriolo Romano “La Matita” e Manziana  edicola vicino alla scuola elementare

Il libro è stato pubblicato a totale ed esclusico carico dei costi dall’autore

La Delibera di Consiglio

Dal comune tutti, indistintamente tutti, ammettevano che era un grosso errore e da portare subito a fine.

I politici amministratori promettono di venirci incontro e regolare l’articolo del Piano regolatore riguardante le norme da osservare nel recupero dei centri storici, degli edifici di pregio e tutelati. Hanno l’ardire e la gran faccia tosta, durante un incontro organizzato, di pretendere di farci credere che servisse solo per aiutare a noi, “Pensa, addirittura scomodiamo l’intero consiglio comunale per te”, qualcuno disse.

Era il 2 ottobre del 2003, il giorno del compleanno di Claudio. La sera, era convocato il consiglio straordinario. (Fig..106)

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Leggi e rileggi le norme e le prescrizioni particolari per gli edifici vincolati della premessa in Delibera, non trovavamo nulla che potesse aiutarci a risolvere i nostri guai, che potesse riguardarci. Chiamammo il sindaco, questo barbugliò qualcosa e se ne andò, poi l’assessore all’urbanistica, (che a stò punto è chiaro faceva finta di leggere quello che già conosceva troppo bene..)  paonazzo in volto disse: “forse si sono sbagliati foglie adesso chi ci va a a Civitavecchia a prendere quell’altro foglio dall’assistente dell’architetto?… è quell’altro…si ..si.. è quell’altro foglio..! – “Andiamo noi, Claudio ed io!” – ” Andate! Andate noi intanto andiamo avanti con il consiglio!” Una corsa in macchina a Civitavecchia al ritorno rileggiamo attentamente, ma il foglio era lo stesso identico a quello di prima, ma come fare a capire in quei momenti che ci stavano imbrogliando alla grande, come capire parole tecniche e numeri di articoli! Possibile che quell’assessore fosse così, così ..sfrontato e temerario… e quanto fece e disse acché  non fossimo presenti a quel consiglio…

Ecco si avevano ragione eravamo proprio due fessacchiotti di qualche lustro più vecchi di loro, ma sempre fessi e pure ottusi !!

Intanto il consiglio era passato con i soli voti della maggioranza e l’assessore, il tessitore,  chissà come se la ridevano alle nostre spalle per la nostra “gita serale” a Civitavecchia. Questa delibera non serviva a darci proprio nessun aiuto. La tutela del centro storico non ci riguardava e sulla Fontana del Papa avevano dichiarato il falso.

Che c’entravano “i sottotetti, l’alterazione delle facciate e nuove aperture di finestre, il non modificare il peso urbanistico, il rialzo della linea di gronda per garantire l’uso dei locali sottostanti e l’intradosso”?

Incredibile, con che disinvoltura, ci avevano preso in giro. Era palese, evidente. Quella delibera non serviva a noi, ne ero certa, scrissi al Sindaco, all’assessore e alle professioniste. E scrissi di più! A chi serviva invece “quell’alterazione delle facciate e nuove aperture di finestre”

fig - 105

Nessuno mai rispose. (Fig.. 105 -106 -107)

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I documenti pubblicati sono presso il Comune di Tolfa e presso la Procura di Civitavecchia.

Il libro corredato da  circa 150  documenti è reperibile a Tolfa, Allumiere. A Civitavecchia edicola della stazione, ospedale, Apollodoro e Madonnina. A Viterbo presso il Museo Colle del Duomo.  A Santa Marinella Libreria “Il filo di Sofia”. Edicola della Stazione ferroviaria di Civitavecchia. A Oriolo Romano “La Matita” e Manziana  edicola vicino alla scuola elementare

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“Guardie e ladri”

I giorni si susseguono uno dopo l’altro, veloci e infuocati, di fatto non sappiamo nulla della denuncia alla Procura, pensiamo soltanto che gli uffici, la burocrazia sia ottusa, che il geometra si sia sbagliato, può accadere, tutto poi si sistemerà. I politici, il sindaco, l’assessore ci assicurano “ E’ uno sbaglio, andrà tutto bene vedrete” Come non crederci, è la verità si sono sbagliati. “Ah… avemo preso ‘na cappellata.” (ci siamo sbagliati) mi disse, dondolandosi sulla poltrona, un politico di mestiere.

Intanto i primi di agosto il Vigile del Comune, da inizio alla “caccia”. Lo incontro in piazza e mi dice “ Vieni in ufficio, devo darti una cosa.”

Cos’è ?” gli chiedo.

Il Vigile risponde “…Eh! Non lo sai? Devi eleggere domicilio”.

Ho un procedimento in corso? Sapresti darmi il numero del procedimento”.

Infastidito, il vigile risponde: “Tu vuoi sempre fare come ti pare, l’Ufficio Tecnico ha rilevato un abuso da parte tua perseguibile penalmente, per cui tu ora devi eleggere domicilio per le comunicazioni da inviarti.”

Gli rispondo per le rime “Ma se non c’è un procedimento penale in corso come potete chiedermi l’elezione di domicilio?

La legge è legge.” controbatte disinvolto.

La guardia non si perde d’animo e dopo pochi giorni con un collega, viene alla Fontana del Papa. Il cancello è aperto, ma i due non entrano. Mi chiamano a gran voce. Io sono seduta su un mucchietto di mattoni nella penombra della vecchia stalla a pian terreno, dove ora è la cucina, rivedo la scena di quel primo pomeriggio estivo.

Assuntina non c’è.” dice Claudio. Il Vigile urla inalberato i motivi della sua venuta “C’è da firmare una carta di tua moglie” “bene, io non firmo niente, e mia moglie non c’è.” ripete Claudio.

Il pomeriggio vengono altri due vigili, io rimango nascosta, mi sento come un ladro braccata a casa mia, Claudio s’infuria, parla con i due vigili e getta a terra il foglio che tanto volevano qualcuno firmasse.

Il giorno seguente il vigile inoltra tutto alla Procura, senza la mia firma e elezione di domicilio. Lui stesso aveva dichiarato dove abitavo.  (Fig. 29-30-31)

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I documenti pubblicati sono presso il Comune di Tolfa e presso la Procura di Civitavecchia.

Il libro corredato da  circa 150  documenti è reperibile a Tolfa, Allumiere, nei prossimi giorni nelle edicole del comprensorio. A Viterbo presso il Museo Colle del Duomo. A Santa Marinella Libreria “Il filo di Sofia”.

Il libro è stato pubblicato a totale ed esclusico carico dei costi dall’autore

1994 – 2002 La cantina di Gemmetto

Lorne arrivò un giorno d’estate, doveva occuparsi di Emma che aveva quattro anni e di Luca che di anni ne aveva dieci. Andrea era appena nato.

Lorne era giovanissima poco più che ventenne bionda e bella. La sua terra di origine le Highland. Perfettamente disordinata ma determinata, provvedeva da sé alla sua camera. Spesso, da invadente madre Italiana intervenivo a mettere un po’ d’ordine. Il mattino Lorne andava con Emma e Luca al giardino comunale, mentre io mi occupavo del mio lavoro, insegnavo francese e inglese ai ragazzi rimandati a settembre.

Quei giorni d’estate si concludevano quasi sempre con lunghe passeggiate attraverso il territorio dei Monti della Tolfa. Ogni giorno luoghi diversi, la Farnesiana con la stupenda chiesa neogotica in rovina e il suo borgo, Cencelle e gli scavi, Piantangeli con i suoi resti dell’antica abbazia e il panorama fino ai Monti Cimini il cuore della Tuscia, la faggeta di Allumiere e le sue antiche miniere di allume, il Bagnarello con le sue acque bollenti e curative, l’Eremo della Trinità luogo preferito da Sant’Agostino, le tombe etrusche di Pian della Conserva… con lei devo dire “riscoprivo” questa mia terra. Nuove immagini si realizzavano nella mente, il sogno lontano incominciava a materializzarsi, vedevo attraverso gli occhi nuovi di Lorne ciò che avevo ogni giorno sotto gli occhi.

La sera poi, prima di cena, era ormai una consuetudine per Lorne andare con i bambini a comprare un litro di vino rosso alla “fraschetta”.

Le fraschette hanno un’origine antichissima. In epoca medioevale nacque l’usanza per i viticoltori delle campagne intorno a Roma specie nella zona dei Castelli Romani di apporre una frasca ben carica di foglie sopra l’ingresso della cantina in modo tale da indicare che il nuovo vino era pronto da bere.

La cantina di Gemmetto era sotto casa nostra, nel centro del paese.

Arredata all’insegna della semplicità: le botti di vino dominavano l’ambiente, disposte su un lato, mentre per i clienti vi erano panche come sedili e tavolacci arrabattati. Poveri gli ornamenti lungo le pareti, ma vi erano esposte delle attrezzature tipiche per la realizzazione del vino. Infine in fondo al locale, la grotta, scavata nel masso, una roccia dura ma friabile e renosa, si snodava per un centinaio di metri con in fondo uno slargo, a una temperatura costante di 12°, dove era conservato “Gemmetto’s wine”, diceva Lorne, il vino di Gemmetto.

Il locale era sprovvisto di cucina, non veniva offerto nulla, eccezion fatta per il vino, del pane ed eventualmente del prosciutto e olive che servivano a preparare il palato alla degustazione del nettare di Bacco. Per tutto il resto, gli uomini locali (era molto raro che le donne frequentassero questi luoghi) arrivavano muniti di affettati o porchetta comprata alla vicina bottega di Alimentari e tra una partita a scopa, a briscola e a la morra degustavano il vino dell’annata. Lorne, con i bambini per la mano, indugiava nell’ascoltare il suono della voce degli uomini cantilenare i numeri al gioco della morra, osservare l’apertura del pugno tentando di indovinare la somma dei numeri delle dita spalancate.

Le abitazioni nel centro del paese hanno tutte queste grotte e cantine. Ogni famiglia ne aveva una. Erano scavate nelle lunghe giornate d’inverno, quando non esistevano altri divertimenti, quando il tempo doveva passare e non soltanto davanti al camino o in piazza a chiacchierare. Così si lavorava, si scavava la terra e il materiale ricavato era accumulato. Sarebbe servito ai mastri muratori durante la bella stagione per diventare malta utile a costruire e legare i muri delle nuove case. Queste grotte hanno ognuna una grandezza diversa dall’altra, dipendeva da quanto poteva spendere il proprietario della cantina. Più mani scavavano, più costava.

Una grotta in particolare sotto un antico casolare, dove si lavorava il formaggio. Le scale di discesa larghe circa un metro e mezzo e in fondo, dopo una trentina di scalini una grande stanza alta oltre i due metri e in un angolo un pozzo.

Con Lorne entriamo in questa grotta, anche se invasa di un’acqua limpida e trasparente, con le luci delle torce i colori della roccia riflettono sfumature di rosa. Non le avevo mai viste prima queste grotte. Al disopra, invece, l’antica “Caciara” ancora conservava le sistemazioni della lavorazione del sale, i muri intrisi dell’olezzo putrefatto del formaggio e gli effluvi salmastri del sale.

Come molti giovani che se ne vanno da soli per il mondo, Lorne era una ragazza piena di vita, puntigliosa, gioviale, una punta di rancore l’avvertivo, ma apparteneva al suo passato. Era sempre pronta a dire Ok ma poi le sue decisioni potevano essere anche altre. Una parte di lei non l’ho mai conosciuta, mi è sempre sfuggita. Eppure questa ragazza ha cambiato la nostra vita.

Abbiamo soltanto seguito un suo pensiero, imparato a “vedere” attraverso i suoi occhi, imparato ad “apprezzare” il grande valore della nostra terra.

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I documenti pubblicati sono presso il Comune di Tolfa e presso la Procura di Civitavecchia.

Il libro corredato da  circa 150  documenti è reperibile a Tolfa, Allumiere, nei prossimi giorni nelle edicole del comprensorio. A Viterbo presso il Museo Colle del Duomo.

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Il paese dove vivo

Questo luogo è strano “So primitive so near Rome.” ebbe a dire Teresa che veniva da Sidney.

Tolfa è così!

E’ stupenda vista da fuori, una natura selvaggia e lussureggiante, il paese attorno ad un castello diroccato. Le vecchie case, che si stringono intorno alla rocca, quelle dei contadini, sono piccole con finestre e porte a misura d’uomo e senza decori. La casa era il luogo del ritorno dalla campagna, dal duro lavoro del bracciante, del taglialegna, del carbonaro.

Gli antichi palazzi degli appaltatori dell’allume costruiti sul finire del 1600 e inizio 1700, case signorili con piano nobile e piani alti per la servitù, grandi portali e trame di pavimento in cotto. Le grandi finestre davano luce a chi il giorno lo trascorreva in casa e a chi viveva nell’agio. Alle donne che ricamavano e chiacchieravano.

In particolar modo il palazzo Panetti, dove ancora oggi, quando posso, ci torno la mattina presto per prendere il pane appena sfornato. Il profumo di quelle croste mi attira, il profumo dei maritozzi con la glassa che scivola sui lati a formare deliziose gocce di zucchero, la pizza col sale grosso e rosmarino ancora fumante. Il tepore dentro quelle stanze mi avvolge, i modi mansueti dell’umile fornaio riscaldano il cuore.

Nell’aria del primo mattino si respira un fascino di abbandono e di arrendevole degrado attraversando il grande portale con ancora il pavimento originale.

Ogni volta vorrei soffermarmi a guardare quelle vie quelle finestre chiuse, penso alla vita che trascorre lenta, al soffio fresco che solo le prime ore della mattina regala.

La campagna intorno concede panorami da far vagare la mente e il pensiero all’infinito.

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I documenti pubblicati sono presso il Comune di Tolfa e presso la Procura di Civitavecchia.

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